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La Baia dei Porci di Obama in Libia: aggressione imperialista straccia la Carta dell’ONU

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Webster G. Tarpley, Ph.D.
TARPLEY.net
19 marzo 2011

Nella tarda serata di oggi dei missili cruise statunitensi e britannici insieme ad aerei da combattimento francesi e della NATO hanno partecipato all’Operazion Odyssey Dawn/Operazione Ellamy, un bombardamento neo-imperialista sotto finta copertura umanitaria contro lo Stato sovrano della Libia. Agendo sotto la risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU le forze navali statunitensi nel Mediterraneo il sabato sera (ora locale) hanno sparato 112 missili cruise contro obiettivi che secondo il Pentagono erano collegati al sistema di difesa aerea della Libia. Tuttavia Mohammed al-Zawi, Segretario generale del Parlamento libico, ha detto in una conferenza stampa a Tripoli che il “barbaro attacco armato” e la “aggressione selvaggia” hanno colpito zone con edifici residenziali e uffici, nonché obiettivi militari, riempiendo gli ospedali di Tripoli e Misurata con vittime civili. Zawi ha accusato le potenze straniere di agire per proteggere una cricca di ribelli, che contiene famigerati terroristi. Il governo libico ha reiterato la richiesta alle Nazioni Unite di inviare osservatori internazionali a riferire oggettivamente sugli eventi libici.

Si prevede che le forze d’attacco dispiegheranno altri missili cruise, droni Predator e bombardieri, nel tentativo di distruggere il sistema libico di difesa aerea, come preludio alla sistematica decimazione delle unità di terra libiche. Gli osservatori internazionali hanno notato che i servizi d’intelligence degli Stati Uniti circa la Libia potrebbero essere inferiori alle aspettative, e che molti missili da crociera potrebbero aver colpito obiettivi non militari.

La Libia aveva reagito al voto delle Nazioni Unite dichiarando un cessate il fuoco, ma Obama e Cameron se ne sono sbarazzati. Sabato scorso, France 24 e al-Jazeera del Qatar, le reti di propaganda internazionale che fanno una pubblicità martellante a favore degli attacchi, hanno trasmesso reportage isterici sulle forze di Gheddafi, che avrebbero attaccato la roccaforte ribelle di Bengasi. Hanno mostrato la foto di un aereo da combattimento abbattuto affermando che questa era la prova che Gheddafi stava portando una sfida all’ONU continuando a eseguire le incursioni aeree. In seguito è risultato che l’aereo distrutto era appartenuto alle forze aeree dei ribelli. Tale copertura ha fornito una giustificazione per i bombardamenti iniziati poche ore dopo. I paralleli con la bufala propagandistica dei bambini nelle incubatrici in Kuwait, del 1990 sono stati evidenti. I lealisti di Gheddafi hanno detto che i combattimenti di sabato erano stati causati da attacchi dei ribelli alle linee del governo, nella speranza di provocare un attacco aereo, con l’aggiunta dei residenti locali che si difendono contro i ribelli.

Al voto delle Nazioni Unite, il delegato indiano ha giustamente sottolineato che la decisione di avviare la guerra era stata fatta sulla base di informazioni assolutamente non affidabili, dal momento che l’inviato del Segretario generale Ban-ki Moon in Libia non aveva mai riferito al Consiglio di Sicurezza. Il bombardamento è iniziato poco dopo un vertice scintillante a Parigi “a sostegno del popolo libico”, dove si avevano fatto bella mostra di sé Sarkozy, Cameron, Hillary Clinton, Stephen Harper del Canada e altri politicanti.

Alcuni contingenti simbolici dal Qatar, dagli Emirati Arabi Uniti, dalla Giordania e dall’Arabia Saudita avrebbero dovuto prendere parte all’attacco, ma non si sono visti da nessuna parte, mentre ci si aspettava che alcuni Stati arabi avrebbero fornito un sostegno finanziario. Il costo minimo stimato per mantenere una no-fly zone sopra la Libia per un anno è stimato di circa 15 miliardi di dollari – abbastanza per finanziare il programma federale WIC al fine di fornire pasti ad alto contenuto proteico per le madri povere e i neonati statunitensi per due anni.

Dalla no-fly zone al regime change

Lo scopo dichiarato del bombardamento era di stabilire una no-fly zone e di proteggere le forze dei ribelli libici sponsorizzati dalla CIA, composte della Fratellanza musulmana, da elementi del governo libico fra cui frange dell’esercito sovvertite dalla CIA (tra cui spiccano per esempio figure sinistre come l’ex Ministro della Giustizia Mustafa Abdel-Jalil e l’ex ministro degli Interni Fattah Younis), e le tribù monarchiche dei Senussi, che tengono in pugno le città di Bengasi e Tobruk. Ma a due ultimatum congiunti, presentati venerdì dal Presidente Obama e dal premier britannico Cameron, oltre a un discorso del canadese Harper, hanno chiarito che l’obiettivo era la cacciata del colonnello Muammar Gheddafi e il cambio di regime (‘regime change’) in questa nazione nordafricana produttrice di petrolio, la cui riserve accertate di greggio sono i più grandi del continente.

Le prospettive di successo militare sono incerte, nonostante l’apparente preponderanza della NATO. Non è stato articolato alcun chiaro obiettivo militare, e sono probabili disaccordi circa la portata della guerra. Se i carri armati e la fanteria di Gheddafi sono impegnati in combattimenti casa per casa con i ribelli in città come Bengasi e Tobruk, sarà difficile per la NATO esercitare la sua superiorità aerea senza massacrare un gran numero di civili.

Da “hope e change” di Obama allo “shock and awe”

Mentre l’azione di Obama viene da molti associata all’attacco di Bush-Cheney avvenuto in Iraq nel 2003, sono forti anche i paralleli con il fiasco della Baia dei Porci, nell’aprile 1961. In quel caso, una forza di cubani anti-Castro organizzati dalla CIA era stata militarmente sconfitta nel tentativo di impadronirsi di Cuba, con conseguenti chiamate dal capo della CIA Allen Dulles al presidente Kennedy per indurlo a effettuare attacchi aerei e un’invasione di terra per salvare l’operazione. Kennedy aveva respinto tali chiamate e aveva silurato Dulles. Obama, molto più debole del Kennedy, davanti al crollo di una forza militare creata della CIA in Libia ha disposto tale bombardamento, aprendo una seconda fase dell’attuale disastro degli Stati Uniti.

La regione della Cirenaica, in mano ai ribelli, è stata a lungo la scena di un’agitazione della Fratellanza musulmana contro Gheddafi, in gran parte fomentata da oltre il confine egiziano con l’assistenza degli Stati Uniti. Dopo il fallito tentativo di assassinio contro il leader libico, avvenuto nel 1995 e riferito dall’agente disertore del MI-5 David Shayler (per il quale il MI-6 aveva pagato 100.000 sterline da inviare a una filiale di al Qaeda), la parte orientale della Libia per lungo tempo è stata teatro di un’insurrezione islamista. Sulla scia degli eventi in Tunisia ed Egitto, è diventato chiaro che la CIA ha stipulato un’alleanza mondiale contro i governi arabi esistenti, con la Fratellanza musulmana di oligarchi reazionari, creata dai servizi segreti inglesi in Egitto alla fine degli anni venti. La Al Qaeda del Maghreb islamico (AQIM), un altro fronte della CIA, sta strombazzando il pieno supporto ai ribelli sul suo sito web.

Il presidente francese Nicolas Sarkozy fu il primo a riconoscere i ribelli di Bengasi, richiedendo una no-fly zone e attacchi aerei una settimana prima, assecondato dal primo ministro britannico Cameron. Fino a circa 18 ore prima del voto delle Nazioni Unite, alti funzionari degli Stati Uniti come il Segretario di Stato Clinton e il Segretario alla Difesa Gates stavano rilevando le enormi difficoltà di una no-fly zone. Il Ministro degli Esteri francese Juppé lamentava che era già troppo tardi per una no-fly zone. Poi, gli Stati Uniti all’improvviso avevano richiesto una no-fly zone, più un assegno in bianco per i bombardamenti aerei. Gli osservatori della diplomazia sono perplessi davanti all’inversione di rotta di Obama. Forse era sotto un ricatto degli inglesi e dei francesi, la stessa coalizione imperialista che invase l’Egitto per impadronirsi del Canale di Suez nel 1956? A causa della decisione di Obama, gli Stati Uniti sono ormai in guerra con una quarta nazione musulmana dopo l’Afghanistan, l’Iraq e il Pakistan. In Pakistan, il conflitto a bassa intensità minaccia di degenerare in guerra aperta in qualunque momento, sulla scia dello scandalo intorno al contractor della CIA Ray Davis, accusato dai pakistani di essere un “controller” di terroristi.

La Lega Araba, sorprendendo molti analisti, aveva votato all’unanimità per una no-fly zone sopra la Libia. L’Unione africana, al contrario, si era opposta con fermezza all’intervento straniero. I diplomatici occidentali non hanno tenuto conto della posizione dell’Unione africana, dando adito a sospetti di razzismo. Questi sono rafforzate dai rapporti secondo cui i ribelli anti-Gheddafi avrebbero linciato un certo numero di neri africani, sostenendo che erano mercenari assoldati da Gheddafi.

L’ingerenza negli affari interni libici viola Carta delle Nazioni Unite

Gli osservatori della diplomazia sono rimasti sconvolti dalla radicale risoluzione approvata dal Consiglio di Sicurezza, che permette “tutte le misure necessarie” da usare contro la Libia. La Carta delle Nazioni Unite limita strettamente il Capitolo 7 sulle azioni militari alle minacce alla pace e alla sicurezza internazionale, ma la Libia non ha mai rappresentato tale minaccia. Inoltre tale capitolo esclude l’ingerenza negli affari interni degli Stati membri. Il pretesto citato in questo caso è la protezione dei civili inermi, ma è chiaro che i ribelli costituiscono una forza armata militare a tutti gli effetti. Dal momento che nessuno Stato può essere un aggressore sul proprio territorio, la risoluzione del Consiglio di sicurezza si trova in flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite. Russia, Cina, Brasile, Germania e India si sono astenuti. La risoluzione contiene un embargo sulle armi nei confronti della Libia che gli stessi USA stanno già violando armando i ribelli attraverso l’Egitto.

Tra i funzionari degli Stati Uniti che insistono per l’aggressione, ambasciatore delle Nazioni Unite Susan Rice, Samantha Power del Consiglio di sicurezza nazionale e il Segretario di Stato Clinton hanno dimostrato di essere bellicosi come un qualunque neocon della scuola di Rumsfeld-Wolfowitz.

Le forze aeree libiche hanno 13 basi aeree e qualcosa come 374 velivoli da combattimento capaci, molti dei quali obsoleti. Gli osservatori militari staranno a guardare le prestazioni delle difese aeree di Gheddafi, che si ritiene siano per gran parte basate sui vecchi SAM russi. Ma Gheddafi ha anche missili terra-aria mobili e portatili. Nel corso di un raid di bombardamento su Tripoli del 1986, volto a sopprimere Gheddafi, gli Stati Uniti hanno perso un F-111 per il fuoco libico. Il Ministero della Difesa libico ha avvertito che ci sarebbero state ritorsioni libiche contro le incursioni che avrebbero colpito traffico aereo e marittimo sul Mediterraneo centrale. Nel 1986, la Libia lanciò due missili Scud alla stazione della Guardia Costiera degli Stati Uniti sull’isola italiana di Lampedusa, ma entrambi mancarono il bersaglio. Se Gheddafi ha usato i suoi immensi proventi del petrolio per procurarsi missili moderni più capaci anti-nave di progettazione russa è un’altra questione cui si potrebbe trovare risposta al più presto. Un ulteriore problema per gli aggressori è legato alla super-Luna del 19 marzo, che illuminerà il cielo di notte per diversi giorni, l’orario preferito per gli attacchi aerei è il buio della Luna nuova.

La coreografia propagandistica dell’aggressione in corso, progettata per mascherare il ruolo di guerrafondaio svolto da Obama, richiede che a prendere l’iniziativa siano i leader reazionari di Gran Bretagna e Francia, i soci di Suez del 1956. Obama ha assunto un profilo basso, non partecipando alla conferenza di Parigi e non facendo una formale discorso alla popolazione americana dall’Oval Office, e lasciando che i francesi attacchino per primi. Obama è in visita in Brasile. Questa farsa avrebbe lo scopo di placare l’odio anti-Usa fra gli arabi. Il risultato è che l’inferiore attrezzatura militare anglo-francese e le loro strutture di comando meno collaudate possono contribuire a spiacevoli rovesciamenti di fronte per gli aggressori, in particolare se le illusioni napoleoniche di Sarkozy lo porteranno a intromettersi nelle decisioni militari.

I Panavia Tornado dispiegati da Londra sono obsoleti, sette (6 britannici, 1 italiano) sono stati abbattuti da Saddam Hussein durante la prima guerra del Golfo vent’anni fa. Gli Eurofighter Typhoon sono aerei ultramoderni, ma non sono mai stati testati in combattimento reale. La malconcia portaerei francese Charles de Gaulle porta i Raffale Dassault, anch’essi in gran parte non testati in combattimento, oltre ai Super-Étendard, incidentati e vecchi di trent’anni. Ci si aspetta il dispiegamento di Mirage F1, tutti vecchi di vari anni. Questi mezzi obsoleti sono vulnerabili di fronte alle contromisure di Gheddafi.

La propaganda angloamericana ritrae Gheddafi come un cleptocrate. In realtà, la Libia è uno fra i paesi in via di sviluppo più avanzati, è in cinquatatreesima posizione in quanto all’Indice di Sviluppo Umano delle Nazioni Unite, il che la rende la società più sviluppata in Africa. La Libia è passata davanti a Russia (65), Ucraina (69), Brasile (73), Venezuela (75) e Tunisia (81). Il tasso d’incarcerazione è il 61° nel mondo, inferiore a quello della Repubblica Ceca e di gran lunga inferiore a quello degli Stati Uniti, che sono i campioni. La longevità è aumentata di 20 anni sotto il governo di Gheddafi. Gheddafi, pur con le sue scelte oppressive nei confronti delle sfide politiche, ha condiviso i proventi del petrolio della nazione meglio rispetto al resto dei paesi dell’OPEC.

La resistenza burocratica degli Stati Uniti di fronte all’eccessivo salto in avanti imperialista (imperial overstretch) in una guerra contro la Libia, con altri tre conflitti in corso, potrebbe anche essere stata superata grazie all’attivazione di reti anglofile all’interno del governo degli Stati Uniti. Se così fosse, questo sarebbe la ripetizione di un modello presente già da molto tempo. Nel 1990, Margaret Thatcher affermò di aver effettuato un “impianto di spina dorsale” d’emergenza a George H. W. Bush, convincendolo a riprendersi il Kuwait occupato da Saddam Hussein. Nel 1999, Tony Blair premette per il bombardamento della Serbia e poi per un’invasione di terra; Clinton saggiamente rifiutò, per lo meno quest’ultima. Nel settembre 2001, Blair contribuì a convincere Bush il giovane a usare gli attacchi dell’Undici settembre come pretesti per attaccare l’Afghanistan.

Lo scopo di questo attacco, nel contesto della campagna di sommosse, colpi di Stato di palazzo, rivoluzioni colorate e insurrezioni del tipo “people power” fomentate dalla CIA nella primavera del 2011 è quello di paralizzare gli Stati clienti degli Stati Uniti al fine di impedire a tali Stati arabi di cercare soluzioni alternative attraverso alleanze con Russia, Cina, Iran e altri. L’offensiva della Cia prende la forma di un attacco allo stesso Stato-nazione. Nel 2008, la Serbia è stata partizionata. Quest’anno, il Sudan è stato diviso in due, mentre lo Yemen è sempre più probabile che abbia lo stesso destino. La risoluzione delle Nazioni Unite sulla Libia cita espressamente Bengasi, indicando il chiaro intento di partizionamento e balcanizzazione di questa nazione lungo una divisione est-ovest. Altri paesi possono aspettarsi un trattamento simile. È tempo di terminare questo ciclo distruttivo di rivoluzioni colorate prima che una di essi si trasformi in una guerra civile in un paese come la Bielorussia, dove uno scontro interno potrebbe facilmente trasformarsi in un conflitto su larga scala tra la Russia e la NATO.

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