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Gli Stati Uniti e il Pakistan vicini a una guerra aperta, un ultimatum cinese avverte gli Stati Uniti dall’attaccare il Pakistan

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24 maggio 2011

La Cina ha già avvertito gli Stati Uniti che un qualsiasi attacco contro il Pakistan da parte di Washington, sarebbe interpretato come un atto di aggressione contro la Cina. Questo avvertimento è il primo secco ultimatum strategico ricevuto da Washington in oltre mezzo secolo, risalendo all’avvertimento dell’Unione Sovietica durante la crisi di Berlino, tra il 1958 e il 1961, e questo rappresenta un’ulteriore conferma del grave pericolo di una guerra generale dal confronto USA-Pakistan.

“Qualsiasi attacco contro il Pakistan sarà percepito come un attacco alla Cina”

Rispondendo alle relazioni che affermavano che la Cina aveva chiesto agli Stati Uniti di rispettare la sovranità del Pakistan, nei momenti successivi all’operazione bin Ladin, il portavoce del Ministero degli affari esteri cinese, Jiang Yu, ha usato il briefing con la stampa del 19 maggio per ribadire la domanda categorica di Pechino che “la sovranità e l’integrità territoriale del Pakistan devono essere rispettate.” Secondo fonti diplomatiche pakistane, citate dal Times of India, la Cina ha “avvertito senza equivoci, che un attacco contro il Pakistan sarà considerato un attacco alla Cina“. È stato suggerito che questo ultimatum è stato rilasciato durante i colloqui politico-economici che hanno avuto luogo a Washington il 9 maggio, in cui la delegazione cinese era guidata dal vice premier cinese Wang Qishan e dal consigliere di stato Dai Bingguo.1 Gli avvertimenti dalla Cina sono implicitamente sostenuti dai missili nucleari della nazione, tra cui 66 missili intercontinentali, di cui molti con la capacità di colpire gli Stati Uniti, e da altri 118 missili a medio raggio, 36 missili lanciati da sottomarini, e da molti sistemi missilistici a corto raggio.

Il sostegno della Cina è visto dagli osservatori regionali di estrema importanza per il Pakistan, che altrimenti sarebbe intrappolato nel fuoco incrociato tra Stati Uniti e India. “Se la pressione degli Stati Uniti e dell’India continua, il Pakistan potrà dire ‘la Cina è con noi. Non crediate che siamo isolati, abbiamo una potenziale super-potenza con noi”, ha detto all’AFP il generale in pensione e analista politico, Talat Massoud.2

L’ultimatum cinese si è avuto durante la visita a Pechino dal Primo Ministro pachistano Gilani, durante il quale il governo ospite ha annunciato il trasferimento immediato e gratuito di 50 jet da combattimento ultimo modello JF-17.3 Prima della sua partenza, Gilani ha rafforzato l’importanza dell’alleanza tra Pakistan e Cina proclamando: “Siamo orgogliosi di poter contare la Cina tra i nostri migliori amici e di ribadire la fiducia che ci lega. La Cina potrà sempre contare sul Pakistan, che sarà al suo fianco in ogni momento… Quando diciamo che questa amicizia è più grande dell’Himalaya e più profonda degli oceani, cogliamo l’essenza di tale rapporto.”4 Queste osservazioni sono state accolte con lamenti dai portavoce statunitensi, tra cui il senatore repubblicano dell’Idaho Risch.

La crisi strategica che bolle tra Stati Uniti e il Pakistan, è esplosa con forza il 1° maggio, con il caso del raid del commando unilaterale e non autorizzato, che presumibilmente avrebbe ucciso il fantasma di Usama bin Ladin, in una casa fortificata nella città di Abottabad, cosa che costituisce una flagrante violazione della sovranità del Pakistan. La tempistica di questa cascata militare, condotta per infiammare le tensioni tra i due paesi, non aveva assolutamente nulla a che fare con la presunta guerra contro il terrorismo, e tutto ciò a che fare con la visita in Pakistan, alla fine di marzo, del principe Bandar, il capo della sicurezza nazionale saudita. Questa visita ha comportato una immediata alleanza tra Islamabad e Riad, con il Pakistan che promette di fornire truppe per sedare qualsiasi ribellione architettata dagli Stati Uniti, come una rivoluzione colorata, nel Regno dei Saud, fornendo nel contempo un ombrello nucleare ai sauditi, rendendoli meno vulnerabili alle minacce di estorsione degli Stati Uniti, per abbandonare la petro-monarchia alle cure di Teheran. Un movimento congiunto tra il Pakistan e l’Arabia Saudita per spezzare il predominio dell’impero statunitense nella regione e, qualsiasi cosa si pensi di questi due regimi, ciò sarebbe un colpo mortale per l’impero in dissoluzione degli Stati Uniti in Asia del sud.

Per quanto riguarda le indicazioni circa il presunto raid contro bin Ladin il 1° maggio, vi è una massa di contraddizioni che cambiano di giorno in giorno, e che non danno alcuna speranza di sapere cosa sia realmente successo. Un’analisi di questa avventura sarebbe in mani decisamente migliori con dei critici letterari e scrittori di riviste teatrali. Il solo fatto solido e consistente che emerge da tutto questo, è che il Pakistan è l’obiettivo principale degli Stati Uniti, con l’intensificazione della politica statunitense anti-Pakistan che è stata messa in vigore dal famigerato discorso di Obama a West Point, nel dicembre 2009. Continua a leggere Gli Stati Uniti e il Pakistan vicini a una guerra aperta, un ultimatum cinese avverte gli Stati Uniti dall’attaccare il Pakistan

 
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